Deadpool: “the new kid in town” (recensione)

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Sexy.

Si è parlato per lungo tempo di quanto rischiosa fosse l’operazione Deadpool: un superhero movie violento e scurrile, completamente over the top, era un investimento dal ritorno insicuro, e in tanti dubitavano che avrebbe portato in cassa monete sufficienti anche solo per ripagare i costi.

L’enorme successo al botteghino (miglior weekend di uscita per un film R-rated di sempre) ha frantumato qualsiasi dubbio.

Ryan Reynolds è assolutamente a suo agio nel personaggio, soprattutto considerando che, a quanto pare, ha avuto un ruolo non indifferente anche nella stesura delle sceneggiatura. Deadpool è un supereroe anomalo, che non si accorda alle regole morali a cui la Marvel ci ha abituato: che siano teste mozzate,  fantasie masturbatorie con unicorni di peluche, o scene di pegging con Morena Baccarin (fantastica come sempre), il modello Captain America è a kilometri anni luce di distanza.

L’umorismo è, allo stesso modo, sempre irriverente e senza freni, e gioca spesso con riferimenti esterni al film, rompendo senza sosta la quarta parete. Ryan Reynolds scherza sul suo ruolo passato come Lanterna Verde, o sull’assenza degli altri X-Men (ad eccezione di Colosso e una ragazza mutante sconosciuta ai più) per motivi probabilmente economici, o ancora su cosa farebbe un supereroe normale nella sua situazione. Personalmente, ho iniziato a trovare alcune delle battute ripetitive e scontate dopo una mezz’oretta, soprattutto quelle fondate solo sulla scurrilità (al terzo commento sul sesso anale o sulla masturbazione in dieci minuti ci si inizia ad annoiare). Inoltre, nel tentativo di prendersi gioco dei cliche del genere, accade invece di frequente che l’umorismo se ne conformi, in un circolo vizioso che si sarebbe potuto evitare facilmente centellinando con più accortezza le battute migliori.

E, parlando di cliche, è impossibile non menzionare la trama. Si può ridurre a poco più di una tipica storia di vendetta: l’eroe, tradito dal cattivo sotto mentite spoglie, decide di vendicare i torti subiti con i nuovi poteri acquisiti 1. Se un pizzico dell’impegno messo nella creazione del personaggio e nei dialoghi fosse finito anche nella sceneggiatura, sarei stato decisamente molto più contento. Probabilmente, si sarebbe anche potuto ridurre la durata del secondo atto (l’origine dell’eroe), dando più spazio all’ottimo cast di personaggi secondari, come la già citata Morena Baccarin nel ruolo della fidanzata, l’anziana ma interessantissima Blind Al, o i due X-Men.

L’ultimo atto dimostra, comunque, che pur ribellandosi ai canoni del genere, Deadpool è perfettamente competente quando si tratta di sfruttarne i punti forti. Le scene d’azione sono sempre fluide e girate con attenzione. L’ultimo combattimento, ambientato nel relitto parcheggiato di una delle portaerei volanti degli Avenger, non delude, e anzi è uno dei migliori in tempi recenti. L’uso degli effetti speciali e dello slow-mo durante tutte il film è eseguito con cautela, ed è assolutamente naturale nel ritmo dell’azione. La struttura a flashback inoltre è stata una scelta oculata per un film di questo tipo, fornendo l’opportunità di spezzare le sezioni più impegnate con contenuti leggeri e tranquilli.

Tutto sommato, dunque, Deadpool è un buon film, che forse cade vittima del suo stesso fascino. Senza dubbio, un seguito (che ormai pare certo) saprà risolvere tutti i piccoli problemi, non dovendo dare così tanto spazio alle origini del supereroe. La paura, ora, è che Hollywood si convinca che la formula del successo di Deadpool sia da ricercare solo nei contenuti per adulti, invece che nell’originalità e competenza del cast e degli sceneggiatori, e cerchi di replicarlo ciecamente in ogni altra produzione – come accadde, ricordiamolo, dopo il Dark Knight di Nolan.

Voto finale: 7.75/10

 

Note sul doppiaggio

Sfortunatamente, sia la traduzione sia il doppiaggio sono atroci.

Le (poche) battute che ho avuto la possibilità di sentire nei trailer sono state sistematicamente tradotte stravolgendo il senso originale, in un vano tentativo di renderle altrettanto divertenti in italiano, o forse perché si pensa che noi spettatori non siamo in grado di afferrare le citazioni da pop culture quanto i nostri colleghi statunitensi. Il risultato comunque è abbastanza deludente.

Le voci italiane sono generalmente terribili, a parte forse la controparte di Moreena Baccarin. Il doppiaggio di Deadpool è, in particolare, nettamente sotto tono. Personalmente, non vedo l’ora di guardarlo in inglese.

A chi ha colto, nel titolo, la citazione della canzone degli Eagles, vanno 10 punti.

 

  1. Rima involontaria.